Procida Time Machine

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“E’tornata la crostata ai fichi!!!” E’ tornato il vino con le percoche!!!!!”… ma tu pensa che fortuna: fossi passato di qua ieri, non avrei trovato né l’una né l’altro! E mi sarebbe dispiaciuto sì… perché qui a Procida riesci a rigustare tanti di quei sapori dimenticati della tua infanzia, in pratica le stesse delizie di stagione che mangiavamo con mamma e papà al mare, quando ero bambino… e che adesso sembrano inspiegabilmente scomparse dal resto del mondo.

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 Perché qui a Procida, ad un’ora di navigazione sottocosta dal centro di Napoli, il tempo sembra essersi magicamente fermato, ed averlo fatto proprio in quell’era di pace e tranquillità che tanto rimpiango. Ah, e mica solo a tavola: qui, tanto per farvela breve, le ristrutturazioni e gli insulsi e costosi adeguamenti a norma europei non sembrano sapere neanche cosa siano, visto che tutto rimane candidamente e splendidamente sgarrupato e roso dalla salsedine esattamente come cinquant’anni fa, e scommetto quello che volete che pure già cinquant’anni fa era sgarrupato così, ossidato e al tempo stesso inossidabile.

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 Certi antichi palazzi ti appaiono così malmessi che faticheresti a credere possano essere abitati, eppure lo sono: e le viuzze anguste e senza marciapiedi (ma loro le chiamano pomposamente “corso e “piazza”) che attraversano l’isola per i suoi quattro chilometri scarsi in lunghezza sono immerse in fortissimi effluvi di gelsomino (eh sì, per quanto incredibile possa sembrarvi le strade qui profumano… altro che smog!). L’acquedotto sottomarino dall’area flegrea e la conseguente distribuzione dell’acqua corrente sono entrati in funzione soltanto dal 1954: prima si andava avanti ad acqua piovana e cisterne.

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 Eppure la modernità incombe anche qui. Ho letto su un foglio locale che ieri sera, intorno alla mezzanotte, alcuni ragazzacci invero assai maleducati hanno consumato birre tra rumorosi sghignazzi in prossimità del porticciolo turistico, turbando il sonno dei residenti ed arrecando danno al pubblico decoro: eh già, cose inaudite, ma di questo passo dove andremo a finire, occorre porre rimedio e subito etc etc. Perché qui a Procida non ci sono discoteche né altri locali tamarri, dal che si evince come la birretta per strada rappresenti il massimo della movida, e allora non ci arrivano neppure tamarri e tamarre tatuati/e, belli e/o belle palestrati/e, fanatiche e fanatici di mode, vucumprà con le loro merci, spacciatori con la loro, men che meno prostitute o delinquenti in genere. In spiaggia non c’è caciara e non ci sono cafonesche animazioni latine, la gente è… normale, tranquilla, silenziosa e serena, proprio come prima dell’alba del caos degli ottanta, quando tutto ahimè non fu più lo stesso.

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 I negozi hanno spesso una piacevole aria polverosa ed antica, e gli isolani non si danno arie approfittanti e arroganti quando si rivolgono al turista, né caricano i prezzi per lui, gli sorridono e lo ringraziano anzi, cosa che da tempo ormai non si vede più in giro. Come nei favolosi settanta insomma, e mannaggia, questo insomma è proprio un posto speciale, un vero residuo di altre e felici epoche perdute.

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 Anche per via della circolazione stradale: i marciapiedi, lo dicevamo già, ovviamente non li hanno costruiti, ma un po’ di auto – rigorosamente non revisionate anche quelle – ormai ci sono, per non parlare degli scooter e delle bici a pedalata assistita, che si affiancano alle bici tradizionali, e naturalmente ai pedoni, e tutti assieme si muovono lungo le stesse direttrici sulle quali si aprono, direttamente su strada visto che non ci sono mai i marciapiedi, gli ingressi di case e botteghe. E allora come si fa? Dal momento che che quasi ovunque la carreggiata è così stretta da non consentirne il percorso a doppio senso in contemporanea, allora si fa… un po’ per uno: auto, motorini, bici e pedoni la condividono secondo opportunità, tu ti sposti e quello passa e poi viceversa, e dovete vedere come sono bravi, soprattutto gli Ape che trasportano le bombole del gas (ah, dimenticavo, gli allacci del metano non ci sono, chiaro che no) e i camioncini e i furgoni in genere, quando riescono a sfiorarti in velocità lasciandoti miracolosamente illeso mentre tu ti appiattisci terrorizzato al muro. Un popolo di autisti provetti, insomma: tra il rombo dei motori truccati e il frastuono delle marmitte appese che ancora a lungo non vedranno un’officina. Anche questo come ai bei tempi andati, no?

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 Qui al ristorante ho chiesto, per un nefasto riflesso condizionato, lo zucchero di canna nel caffè. Mi hanno sorriso e annunciato che oggi non c’è, ma che domani arriva, e io ho subito capito. Meglio così, gli ho risposto. Affanculo pure lo zucchero di canna, quand’ero bambino mica c’era, lo zucchero di canna… appunto. Mi sa tanto che ci rivediamo, a Procida, l’anno prossimo, ma sì, molto volentieri.

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E grazie al Ristorante “Girone – A comm c’ gir’ a cap”, Lungomare Colombo, Procida

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One thought on “Procida Time Machine

  1. Già sai che cosa ho pensato di Procida: che di tutte le località di mare viste in zona era la più autentica, l’unica in cui tornerei per una vacanza. E qui confermi. E tu puoi tornarci quando vuoi, e io mica tanto, e vabbuò…

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