Vinyl

 L’abbiamo vista e apprezzata insieme, e a lui deve essere piaciuta anche più che a me, visto che ha deciso di scriverne in termini assai lusinghieri. Oltretutto, che gli interessasse il lavoro di Scorsese ovviamente lo sapevo, non credevo però che conoscesse più di tanto la musica della mia generazione. E invece… come si dice? Crisci figli, crisci rockers! Qui c’è la sua recensione, leggete e poi, se vi convince – e  sempre nel caso in cui non l’aveste già vista anche voi – cercatevela e vedetevela, questa serie stranissima, bislacca e bistrattata, il cui prosieguo, tra l’altro, è stato annullato causa casini e dissidi inquietantemente simili a quelli immaginati nella fiction: più incrocio tra realtà e fantasia di così…

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 Oggi voglio recensire la serie tv “Vinyl”, che ho guardato alcuni mesi  fa, e che è stata cancellata dopo una sola stagione.

 Vinyl è una serie dell’emittente americana HBO, ideata e prodotta dal grandissimo Martin Scorsese (The Departed, Quei Bravi Ragazzi, The Wolf of Wall Street), dal frontman dei Rolling Stones Mick Jagger, e da Terence Winter, noto al grande pubblico per aver sceneggiato molti episodi della serie “I Soprano” nonché  il film di Scorsese “The Wolf of Wall Street”.

 La serie è ambientata nel 1973 a New York, mentre già incomincia ad emergere sulla scena quella che qualche anno più tardi sarà la rivoluzione del punk. Il protagonista è Richie Finestra, presidente dell’etichetta discografica American Century Records, che sta per cedere la sua azienda alla Polygram. A seguito di un evento traumatico, che non vi svelo per non rovinarvi la sorpresa, Richie riprende a fare uso di cocaina; dopo un esaltante concerto underground gli si riaccende la passione per la musica e decide di non vendere più la compagnia, che però è sul lastrico. Questo tende i rapporti con i suoi soci e con Devon, ex modella di Andy Warhol, attualmente sua moglie e madre dei suoi figli. La storia si sviluppa poi ad alterne vicende fra i suoi tentativi di liberarsi dalla droga, equivoche frequentazioni criminali, e rocambolesche audizioni alla ricerca di nuovi talenti che facciano rinascere la compagnia dalle ceneri.

 Il primo episodio, della durata di 108 minuti e diretto personalmente da Martin Scorsese,  mette molta carne al fuoco; la regia è impeccabile e la puntata scorre bene, non un capolavoro, ma comunque un’ottima prova. Il secondo e il terzo episodio, invece, sono molto lenti, e vi si sviluppano solo delle alcune sottotrame introdotte nel pilot, mentre altre appaiono accantonate: sono episodi di preparazione, una sorta di preambolo. Dal quarto episodio in poi c’è un miglioramento continuo, fino alla decima ed ultima puntata, che considero la migliore della serie.

 Per più di metà della stagione le varie vicende restano scollegate tra loro, sembra che la storia sia portata avanti da eventi casuali, e lo spettatore si trova in uno stato di confusione paragonabile a quello dei protagonisti, che fanno tutti, chi più chi  meno, uso di droghe; nelle ultime puntate, però, nasce ordine dal caos, quasi tutte le storie si collegano tra loro e giungono a una conclusione, in parallelo con la disintossicazione del protagonista.

  Il personaggio di Richie è interpretato da Bobby Cannavale; tra i volti noti troviamo Olivia Wilde (Dr. House, Tron: Legacy), nel ruolo di sua moglie Devon, Ray Romano (Tutti amano Raymond) nella parte di Zak, un dipendente di Richie, e, alla sua prima prova attoriale, James Jagger, il figlio di Mick Jagger, che impersona Kip, il fondatore della fake band “The Nasty Bits”.

 Nella serie sono presenti numerosi riferimenti al vero mondo del rock e fanno la loro comparsa versioni romanzate di  Led Zeppelin, Elvis Presley, John Lennon, David Bowie, Velvet Underground ed altri. La colonna sonora, com’è facilmente intuibile, è composta da classici dell’epoca: “Here Comes the Sun” dei Beatles, “Bad Moon Rising” dei Creedence, “Iron Man” dei Black Sabbath e molti, molti altri ancora.

 Gli episodi durano 55 minuti, cioè 10 in più rispetto alla media delle serie in programmazione.

 Vinyl è davvero una serie fuori dal comune: drammatica, ma anche comica. Parla di musica, di criminalità organizzata, di famiglia e degli anni ’70. La consiglio a chi cerca una visione diversa dalle altre, e ovviamente agli amanti del rock. Una volta superato lo scoglio dei primi episodi un po’ lenti, ci si ritroverà alle prese con un piccolo gioiellino. Il mio voto? 8-     

                                                                                                          Lorenzo Crescitelli

 P.s.: Trailers in italiano non me ne fa condividere, guardatevi i titoli di testa, che pure meritano.

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