Un giorno a Cinecittà

 Meta turistica ingiustamente sminuita rispetto al nuovo parco di divertimenti “Cinecittà World”, gli studi storici di Cinecittà in Via Tuscolana a Roma regalano invece al turista una visita interessantissima e ricca delle suggestioni più diverse.

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 Varcati i cancelli immediatamente fuori della fermata della Metro rossa,  stop “Cinecittà” subito prima del capolinea in direzione Anagnina, quello che ci si spalanca davanti è un mondo affascinante nella sua piena dimensione autentica: perché qui si lavora ancora, soprattutto  per la televisione, avete presente  “Un Medico in Famiglia”?

 E così la realtà contingente delle ultimissime produzioni nazionali e internazionali si mescola con i mille immortali classici qui girati da un decennio all’altro, dei quali talvolta sopravvive ancora parte dei set o cimeli di scena: e non a caso ad accoglierci nel piazzale d’ingresso è la magica mezza testa della Venusia del “Casanova” di Fellini; che oggi emerge dall’erba del prato, e non più dalle acque lagunari della finta Venezia a suo tempo qui incredibilmente ricreata. Perché anni fa, sappiatelo, non era mica visto di buon viso come oggi l’invadente arrivo delle troupes nel cuore delle città, e dunque si preferiva ricostruire certosinamente tutto in studio: finanche strade intere come la Via Veneto de “La Dolce Vita”! 

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 Il complesso di Cinecittà nacque negli anni trenta dello scorso secolo dall’idea di Benito Mussolini di creare una autonoma e prestigiosa industria cinematografica che, sulla falsariga di Hollywood, potesse dare occupazione e lustro all’Italia, nonché servire anche tecnicamente agli scopi propagandistici del regime. E in effetti tutta la parte iniziale della sua storia è costellata dalle sfide e dalle rincorse tecnologiche  dell’epoca, ben  documentate e visibili in un notevole assortimento dei filmati dell’Istituto Luce che le presentavano, nonché constatabili anche fisicamente, attraverso la notevole strumentazione di cineprese originali esposta.

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 Una grande apologia della modernità in stile futurista, che incontrò la sua rovina con la guerra e la trasformazione degli studi in centro raccolta profughi, ma che seppe poi riscuotersi per affrontare e condurre quello che si usa definire il periodo d’oro del cinema italiano, dagli anni cinquanta agli anni settanta; anche questo ultradocumentato con la massiccia digitalizzazione di spezzoni di classici, accompagnati da interviste inedite, e l’esposizione di foto, locandine, costumi ed attrezzi di scena.

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 Ciò in cui vi imbatterete in sostanza sarà:

tre set da esterno costruiti quasi interamente in cartapesta impermeabilizzata, ad oggi tuttora in piedi e dunque spendibili per personalizzazioni in vista di futuri utilizzi. Vale a dire: un maestoso tempio di Salomone (di recente utilizzato per il film “The Young Messiah”), un favoleggiante borgo medievale (servito per rendere la Firenze di “Amici miei – Come tutto ebbe inizio”, la Assisi della serie tv “Francesco”, ed anche, con qualche opportuno intervento ancora visibile, per scorci della Gerusalemme sempre di “Young Messiah”) e per finire una splendida, grande Roma antica completa di Suburra e Fori Imperiali (quella della serie tv “Rome”). Cui vanno aggiunti i pochi resti, sopravvissuti a un incendio, dei docks e dei Four Corners della New York ottocentesca mostrata da Scorsese nel suo “Gangs of New York”, che richiese allestimenti di dimensioni tali da impegnare finanche le facciate degli studi di posa circostanti, da allora ad oggi rimaste singolarmente mascherate in stile “Old America”. Vivamente consigliata la partecipazione al tour guidato, compreso nel biglietto di venti euro, nel corso del quale apprenderete anche di ulteriori dettagli adesso non più visibili, come l’avvenuta incredibile costruzione, in opportuna combinazione con la computergrafica, del campo base in quota del film “Everest”;   

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– una originale e coloratissima mostra monografica permanente dedicata a Federico Fellini: a proposito, sapete che per un lungo periodo il Maestro, per meglio visualizzare le sue prodigiose intuizioni, visse addirittura qui, nello stesso edificio del celebre teatro di posa “Studio 5”? E ma sì, ma certo, che vi fanno visitare anche quello;

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– una ben fornita rassegna, suddivisa per filoni tematici, del sogno del grande cinema italiano: peplum, neorealismo, commedia all’italiana, spaghetti western etc;

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– uno spazio didattico ed un’area dedicata ai più piccoli, nei quali poter prendere confidenza con le singole attività professionali che tutte assieme fanno il mondo del cinema (scrittura, sceneggiatura, montaggio, trucco di scena e così via;           

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– un gran bel gift shop che merita tutta la sosta, zeppo com’è di rara letteratura e di bei gadget e souvenir, per tacere del gradevolissimo ed elegantissimo bar all’aperto collocato nello stesso ambiente.

 Ne può valere la pena? Io dico senz’altro di sì, sia per superesperti e fanatici che anche per neofiti o giovanissimi, perché entrambe le categorie potranno bene scegliere di cosa di volta in volta più incuriosirsi e interessarsi, a patto di  destinare alla visita un tempo orientativo di circa tre ore come abbiamo fatto noi. E allora… Ciak, si gira, Cinecittà vi aspetta!   

Foto: Lorenzo Crescitelli

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3 thoughts on “Un giorno a Cinecittà

  1. Proprio bella, anche a me piacerebbe andarci. L’unica perplessità è la “disillusione”, nel senso che quando ho sentito dire allo scenografo del Nome della Rosa che l’ambientazione è quasi tutta finta, ci sono rimasta di un male…

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