Sulle tracce d’Europa lungo la Francigena: l’esperienza del cammino di Anna Lisa

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 Partner di uno Studio di Ingegneria, con alle spalle un percorso professionale che le ha comportato lunghi periodi di lavoro a Parigi ed in Galles, ed un passato di più assessorati comunali nella nostra città di origine, Avellino. Così di primo acchitto, non la diresti una viaggiatrice a piedi, Anna Lisa Gimigliano.

 Te la immagini piuttosto come una manager superimpegnata, con pochissimo tempo a disposizione e conseguentemente nessunissima voglia di avventure on the road. E invece… incominci a parlarci e scopri che il suo personalissimo stile di distribuzione del tempo prevede anche di queste cose, quando ti racconta che si è già scarpinata un bel pezzetto d’Irlanda (la Giant’s Causeway e la West Atlantic Way, Aran Islands comprese) ed il Camino de Santiago lungo la “via inglese”, partendo da Ferrol e fino a Cabo Finisterre.

 Adesso è da poco tornata dal percorso di una interessante sezione della Via Francigena, quella che va da Canterbury, Kent, a Laon, Picardia via Calais/Wissant, come descritta nel diario del pellegrinaggio a Roma dell’Arcivescovo Sigerico nel 990. Il che ha scatenato la mia curiosità e le mie domande.

anna lisa 1 EC Anna Lisa, perché proprio la Francigena?

 ALG Dopo il Camino, volevo stavolta affrontare strade che fossero, al contempo, sia un po’ meno battute, sia un po’ più rappresentative del processo di costruzione della nostra indentità culturale europea; proprio quella che, pensaci bene, resta alla base della nostra concezione di Europa contemporanea, nella quale ho sempre creduto e credo tuttora molto.  

 EC Una convinta motivazione  dal punto di vista ideale, dunque; sì, ma poi, nella pratica, come ci si organizza per un viaggio del genere?

 ALG Rompendo i consueti schemi di  comfort e puntando alla più stretta essenzialità: quella dell’abbigliamento (scarpe vecchie, rodate e comode, e calzettoni portafortuna, la stessa marca da sempre) e quella del disegno delle singole tappe. Rigorosamente programmate da  un minimo  di 25 ad un massimo di 45 km al giorno: perché se sgarri, rischi seriamente di non trovare nulla da mangiare e nessun posto dove dormire.

 EC Appunto: quanto diventa importante quindi la componente atletica?

 ALG Non si tratta di un fattore isolabile. Ho scoperto, talvolta a mie spese, che forma fisica ed umore si influenzano molto a vicenda. Personalmente, fornisco le mie migliori performances su sentieri di terra battuta; e comunque tutti noi, lontani dalle provinciali affollate di pestilenziali autocarri, riusciamo a camminare di più e meglio.

 EC E motivazioni di carattere più strettamente religioso? Ne hai?

 ALG Per quel che mi riguarda, parlerei più in generale di spinte spirituali. Per motivi di ovvia urbanizzazione, sulla Francigena questo tipo di stimoli sono assai meno presenti che, ad esempio, sulla Micaelica (n.d.a.: il vecchio tracciato mistico di matrice longobarda che va da Roma a Monte Sant’Angelo in Gargano), ma ti dirò che due grandi emozioni tra di esse collegate le ho vissute alla partenza dalla cattedrale di Canterbury e all’arrivo a quella di Laon, per me unite come da un filo rosso carico di belle suggestioni. 

 canterbury    cattedrale laon

 EC L’aspetto più facile e quello più difficile.

 ALG  La cosa più facile: ritornare a parlare francese, e non lo facevo praticamente più da quando ho smesso di vivere a Parigi. Quella più difficile: abituarsi e districarsi nella prossimità umana in condizioni di stress psicofisico, quando il rischio di diventare aggressiva con chi cammina gomito a gomito con te si alza pericolosamente.

 EC Che gente si incontra?

 ALG La gente ti aiuta sempre, quando sei in viaggio. Questo lo sanno da sempre tutti i viandanti, e la gente incontrata sulla Francigena non fa certo eccezione; ricordo con particolare gratitudine l’ospitalità di una notte in casa dei genitori dell’impiegata di un ufficio turistico, dopo che una serie di  disguidi ed errori di itinerario ci avevano fatto oramai perdere la speranza di poter evitare di trascorrere la nottata all’addiaccio.

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 EC Che cosa succede “dopo”?

 ALG Che cosa succede dopo?!? Succede che prima ti lanci nella vasca idromassaggio ringraziando Iddio di essertela fatta a suo tempo installare, poi ti fai una gran dormita, poi te ne vai a mangiare da mamma, poi incominci a raccontare, poi ti guardi e riguardi le foto, e poi… tutto il resto viene fuori nel tempo, e ci vuole almeno un mesetto.

 EC E come ce la porti, l’esperienza del viaggio, all’interno della tua professione?

 ALG Sono due dimensioni del tutto antitetiche. Stress contro lentezza, orientamento all’obiettivo di breve contro introspezione e riflessioni sul lungo termine. Ma servono entrambe a completarti. E ad articolare e arricchire il tuo approccio al quotidiano.

 EC Invita a partire qualcuno che proprio non lo farebbe mai…

 ALG Ma no, dài, non farmi invitare nessuno, otterrei solo l’effetto di scoraggiare… sono convinzioni che si devono maturare e decisioni che si devono prendere da soli, senza interferenze o pressioni, quando dentro di sé si comprende che è venuto il momento… altrimenti non funzionerà!

 EC E tu? Lo sai già oppure ancora no, quale sarà il tuo prossimo cammino?

 ALG Sinceramente no: queste ultime recenti belle esperienze per il momento mi lasciano ancora appagata… certo, come tutti noi viaggiatori,  di sogni nel cassetto ne ho sempre qualcuno anch’io, e i miei adesso sono Bali, l’Australia, la Nuova Zelanda… ma sai che ti dico? Penso proprio che aspetteranno almeno un po’, perché  per ora… sto bene qui!

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