Disegnare il futuro in chiave gay-friendly

south-park-s08e06-goobacks_4x3 La conversione finale all’omosessualità immaginata da Trey Parker per i coraggiosi protagonisti del suo cartoon del 2004 “Gli Immigrati dal futuro (Goobacks)” (apparso in qualità di settimo episodio dell’ottava stagione della fortunata ed irriverente serie animata statunitense “South Park”) merita, a maggior ragione in quanto geniale prodotto intellettuale di esplicita matrice gay, di essere riportata e indagata per la sua alta valenza emblematica in una possibile inedita interpretazione degli attualissimi odierni conflitti sul tema dell’emancipazione della causa omosessuale.

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 Questa in sintesi la disturbante, e per certi versi profetica, vicenda a suo tempo narrata.

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Da una piega dello spaziotempo giungono inattese a South Park frotte incessanti di individui disperati provenienti da un imprecisato futuro, immigrati nel passato con l’obiettivo di perseguire gli sbocchi occupazionali ad essi negati dalla tremenda crisi economica che imperversa nella loro futura epoca di origine.

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L’atteggiamento diretto e spregiudicato dei posteri, che accettano lavori sottopagati acconsentendo ad essere biecamente sfruttati dai cinici imprenditori locali, mette in breve tempo in ginocchio il fragile tessuto economico dell’intera cittadina, velocemente privata di congrui sbocchi per i suoi iniziali residenti ed indi avviata, nelle prevedibili linee del più classico dei paradossi spaziotemporali, al compimento ineluttabile dello stesso triste futuro che ne ha generato oggi la penalizzazione nel suo attuale passato (fa venire il mal di testa, lo so, ma non ci si può far nulla, la fantascienza è così).

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Di qui la tesa seduta del consiglio comunale nella quale viene approvata a maggioranza la mozione di omosessualizzazione forzosa della totalità del paesino, in maniera tale da scongiurare, attraverso le sterili pratiche omosessuali così introdotte, il concepimento stesso della letale minaccia annidata nel futuro. Che infatti si volatilizza all’istante, restituendo d’un colpo agli intrepidi martiri del sesso il loro rassicurante presente perduto.

E il dolceamaro, assurdo lieto fine di questo bizzarro apologo, i cui riferimenti stilistici sfacciatamente rimandano al Terminator di Cameron (per giunta in imprevista, inconsapevole salsa emergenza profughi) ci porta dritti ad alcune considerazioni semiserie in argomento sviluppabili, provando ad abbinare elementi di cronaca e suggestioni science fiction.

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E’ per ognuno innegabile come lucidi deliri omofobici percorrano le neuroautostrade dell’uomo comune, addensandosi in ingorghi mentali che profumano di complotto. Le cui ineluttabili fasi progressive vanno già fatalmente delineandosi, patologicamente una dietro l’altra dipanandosi nella seguente, incalzante sequenza:

1) conquista da parte del popolo LBGT di piena e completa parità nel campo dei diritti civili, da esplicarsi essenzialmente nel beffardo accesso alle ritualità e all’iconica tradizionale del matrimonio eterosessuale (cerimonia, abiti, lancio del riso etc);

2) conseguente, collegata massima evidenza della dimensione pubblica del comportamento omosessuale, a puntuale immagine e somiglianza rovesciata di quello etero (es. guide turistiche per gay, ordini e corporazioni professionali gay), secondo un profilo da ostentare e difendere su tutti i fronti con il lancio sistematico dell’infamante taccia di discriminazione omofobica;

3) priorità assoluta da attribuire al dibattito e all’opinionistica gay nel quadro dell’attualità 3) priorità assoluta da attribuire al dibattito e all’opinionistica gay nel quadro dell’attualità sociale;

4) diffusione di nuovi modelli di educazione sessuale gay-friendly, ai quali uniformare i vecchi stilemi della materia, da intendersi non più in chiave strettamente biologica quanto nella più ampia accezione psicoideologica, ivi incluse articolate direttive di sdoganamento e inclusione delle ex-devianze transgender;

5) adozione agevolata, ad opera di legittimate e compiacenti coppie gay, di infanti da indottrinare prima in direzione omo, e successivamente da evolvere in adolescenti sottoposti al controllo e alla censura del temuto insorgere di tendenze e comportamenti etero;

6) autoclonazione del maggior numero possibile di individui omosessuali, preferibilmente scelti tra importanti personaggi pubblici e pubblici opinion leaders, attraverso procedimenti istituzionalizzati di fecondazione artificiale di donne indigenti all’uopo reclutate e remunerate;

7) raggiungimento dell’obiettivo finale di una popolazione mondiale a maggioranza o totalità omo, da perpetuare ed alimentare sia attraverso le leve culturali della nuova ideologia dominante, che, più pragmaticamente, a mezzo della suddetta pratica di subordinazione femminile alla gravidanza guidata per conto di donatori debitamente controllati all’origine, con l’auspicato effetto collaterale della massima incentivazione di mutazioni evolutive della specie in direzione “homo sapiens omosexualis”.

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Nello sconcertato immaginario dell’uomo comune pavido e conservatore sconfitto dagli eventi cruciali di questa fase storica, la sua identità, il suo comportamento ed il suo condizionamento eterosessuale si prospettano ridotti, da queste supposte e temute dinamiche del processo evolutivo gay-oriented, a mera sfera residuale destinata alla naturale estinzione, al punto da assumere connotazioni sacrificali simboliche tese ad evidenziarne la pregnanza in termini apocalittici.

Come preconizza sarcasticamente il cartone? Come paventa il lato più oscuro, gretto e violento dell’azione reattiva espressa dalle comunità più conservatrici? O anche come potrebbe ambiguamente insinuare il malcelato intento eversivo delle frazioni più trasgressive del popolo sovrasessuale… come dite? Che volete una risposta da me? E cosa volete che vi dica, io sono solo un appassionato di cartoni animati e fantascienza, che spera con questo soltanto di aver fatto divertire un po’ anche voi, gay o etero che siate, e magari anche forse di averci fatto un pochino riflettere senza per questo doverci sempre necessariamente trincerare su opposte posizioni, l’uno contro l’altro armati… e insomma evviva i cartoni, il cinema e lo spazioverso, e felicità a tutti!

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