(di nuovo) Ai confini del mondo

 E poi tutt d’en tratte si presenta questo, Saverio Monda, dice che si chiama, e ti fa: “Cosa credi, che anch’io ci sono stato, in Lapponia. E d’inverno, per giunta.” Ah però, rispondo io, che fegato. Me la rilasci un’intervista? Detto, scritto. E che intervista. Rinfrescatevi.

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 Il Fjällnäs Castle, costruito nel 1888, trasformato in hotel nel 2004 da un italiano. Ora è di un privato.

 Tanto per… rompere il ghiaccio: Saverio, ma tu, Lapponia a parte, chi sei?

 Ciao Carlo! Io sono un aspirante essere umano, nel senso che aspiro ad essere (sempre più) umano e nel senso che, toccata quota 31 (anni), molte delle cose che sognavo o desideravo le hai fatte – più o meno sbagliando – altre le ho appena iniziate e adesso, visto che nessuno più mi chiede cosa voglio fare da grande, non mi resta altro da fare che aspirare a diventare un essere umano degno del mondo. Nel frattempo ho studiato molto: mi sono laureato al DAMS, a Salerno, dove ho avuto anche la fortuna di “insegnare”, collaborando con la cattedra di Cinema. Ad oggi non saprei dire bene cosa faccio: mi occupo di teoria dei media e delle belle arti e pratico l’audiovisivo, sono inquieto, dannatamente curioso e insofferente, soprattutto quando la radio è spenta (amo troppo la musica). Vivo in provincia di Napoli, a Marigliano, ma adoro viaggiare e qualcosa mi dice che è per questo che sono qui. Grazie per l’invito!

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 I ragazzi del Twin City Choir che provano in chiesa per l’atteso concerto di Santa Lucia.

 Lapponia… altro che chiacchiere! Ma insomma, come ci sei finito?

 Eh, storia breve ma intensa. Ho trascorso in Lapponia svedese (il resto della regione si sviluppa nel nord di Norvegia, Finlandia e Russia) circa un mese, tra novembre e dicembre dello scorso anno. Sono salito per girare un breve documentario dedicato al sistema scolastico della contea di Norrbotten, una delle landskap della regione del Norrland. Insomma si, come si intuisce dalla radice dei nomi siamo al freddo, nel profondo nord dell’Europa! In particolare io ho trascorso metà del viaggio a Malmberget, un posto incredibile che sta per essere inghiottito da una voragine generata dal continuo sfruttamento di una miniera, e metà a Gällivare, che si trova più in basso verso il Dundret, la montagna che domina il paesaggio. Sono stato in compagnia di un solo italiano, la persona che mi ospitava, e per il resto ho avuto la fortuna di incontrare persone davvero incredibili: a dispetto del clima, infatti, lassù sanno essere molto ospitali, e la semplicità con la quale ti fanno sentire “a casa” fin dal primo istante non si dimentica facilmente.

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  La Lapponia ha ancora il sapore dello spazio fermo nel tempo. Uno spazio congelato, non a caso.

 In pratica, peggio che andar di notte… ah, a proposito di notte, eravamo nel cuore dell’inverno artico: racconta, racconta…

 Esatto: anzi, in realtà il vero inverno – quello rigido ai limiti dell’umana resistenza, almeno stando a quanto mi dicono – era alle porte. Io sono stato leggermente più fortunato, ma stiamo comunque parlando di serate durante le quali sono uscito con 25 e anche 30 gradi sotto lo zero. La cosa più bizzarra che ricordo è che a volte sentivo il naso accartocciarsi: dici che era buon segno? 🙂 Insomma si, il freddo è ostico ma devo ammettere che l’ho sopportato bene: sarà perché odio il caldo, in particolare quello umido delle mie zone. Ci penso e non trovo una cosa negativa: bevevo acqua della fontana, in casa, ed era fresca e squisita. Ho respirato l’aria migliore possibile ed ho anche perso sei chili camminando nella steppa innevata, scalando colline e girando in lungo e in largo per le riprese. Ho avuto la fortuna di frequentare le scuole, che hanno un’organizzazione perfetta, a misura di studente, che si tratti di bambini o di adolescenti. E la musica, caro Carlo, in Lapponia suonano tutti… e come suonano!

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 In Svezia c’è la meravigliosa consuetudine di mettere una lampada accanto alla finestra: così facendo ogni casa è illuminata, sempre. Perché, come cantava Bob Marley da tutt’altra parte, “illumina l’oscurità”. E qui sanno farlo con il calore umano e quello delle lampadine.

 Che cosa ti ha lasciato dentro, la Lapponia. Com’eri prima e come sei dopo.

 La Lapponia – lo so, forse è banale – ti mette alla prova. Girare per quei paesi, stare nel bianco, fare per una buona volta silenzio e ascoltare: tutte cose che mi hanno “costretto” a stare con me stesso più di quanto forse uno abbia il coraggio o la voglia di fare, stando qui. Una volta tornato mi sono sentito più leggero, e non solo perché avevo perso sei chili. 🙂 Mi sentivo meno solo, come se sapessi di avere qualcuno anche agli antipodi del globo, qualcuno sempre pronto a salutarti con un sorriso, qualcuno che ha il dono dell’accoglienza. Ecco, qui volevo arrivare: la Lapponia è stato in assoluto il luogo in cui ho trascorso più tempo da solo con me stesso, a contatto con la natura e i paesaggi di incomparabile bellezza, eppure quello in Lapponia è stato il viaggio che più di ogni altro mi ha avvicinato alle persone… giuste. Tutto quel bianco, forse, ti aiuta ad individuare meglio i colori della vita, e le persone che li portano in dote. In Lapponia non trovi solo l’aurora, ma anche l’aura: la tua e quella degli altri.

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 I panorami mozzafiato della Lapponia, gli spazi sconfinati, ti riconciliano con la tua visione di essere umano.

E adesso dimmi perché diamine dovremmo andarci, ora, noi altri…

 Tutti dovrebbero andarci… per l’aurora! Una sera camminavo da solo, tornando verso casa – un impagabile cottage sul fiume – e alzando gli occhi verso il cielo ho visto un’immensa aurora boreale, di colore verde. Non riesco a trovare le parole giuste per descriverla, ancora oggi, però posso dirti di essermi messo ad urlare: non era per lo stupore e nemmeno per la paura, era una sorta di “barbarico YAWP”, come scriveva Walt Whitman, ed era finalmente il mio, lanciato sul tetto del mondo! Un’emozione indescrivibile. La Lapponia mi ha insegnato a distinguere di notte: lì mi sono sentito a casa veramente. Quel viaggio è stato un toccasana per gli occhi e per lo spirito, una sorta di depurazione vitale che consiglio a tutti, per avere di nuovo fiducia nel mondo.

Foto: Saverio Monda

 

 

 

One thought on “(di nuovo) Ai confini del mondo

  1. eccentricherotte il said:

    Saverio, sarebbe bello se tu ci linkassi il tuo documentario… si può?

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