“Classe 1999”: l’apocalisse della scuola… o piuttosto la sua apoteosi?

 Class of 1999, titolo italiano Classe 1999, è una bizzarra vecchia pellicola americana di science-fiction in ambientazione liceale, che avevo vista in un cinema di periferia a Bari nella primavera del 1990, senza averne poi più sentito parlare né ricordandomene più di tanto. Ultimamente, però, mi era capitato di rievocarne il bislacco fascino nel corso di alcune conversazioni con mio figlio cinefilo, e per giunta in età scolastica: dunque lo spettatore ideale per quel singolare lavoro.

 E così succede che il dvd me lo ritrovo sotto l’albero di Natale e, nel tempo di scartare il pacco e rivederlo con lui, vengo dall’enciclopedico ragazzo presto ragguagliato di una serie di dettagli interessanti. Anzitutto che non si trattò di un’operazione isolata, perché ne esiste, per la stessa regia (quella del pressoché sconosciuto stakanovista di Hollywood Mark L. Lester), una precedente versione non fantascientifica (Class of 1984 / Classe 1984) nonché un sequel ad opera di altro regista (Class of 1999 II – The substitute / Classe 1999 II – Il supplente). Poi che uno degli interpreti (il preside avventato e imprudente) è nientepopodimeno che  Malcolm McDowell, l’indimenticabile protagonista di Arancia Meccanica, che all’epoca al cinema io non avevo riconosciuto, e dopo riconosceremo, nel ruolo della conturbante e pericolosa cyberprofessoressa di Inglese, anche una giovanissima – ma sempre bellissima – Pam Grier, che avevamo già avuto modo di ammirare, in sue prove più mature, sia in Jackie Brown di Tarantino che in Ghosts of Mars di Carpenter.

 Non male, per quello che avevo sempre ritenuto non essere altro che un fantasioso B-movie: evidentemente non era così, perché, documentandomi un po’ sul web per scrivere questo pezzo, ho fatto anche altre interessanti scoperte: per esempio che tutta la trilogia, almeno per ora, è visibile in chiaro su YouTube, e che su Class of 1999 impazza su rete una animosa nerdcontroversia relativa ad un doppiaggio italiano posteriore, a detta di molti meno efficace di quello realizzato in prima uscita. Insomma un vero e proprio film di culto sotto molti punti di vista: e chi l’avrebbe mai detto?

 Ma veniamo adesso – a tutto favore di chi, come i lettori di questo blog, credo non si interessi più tanto di questo cinema di genere – a qualche notizia su trama e contesto. Classe 1999 ci racconta l’improbabile storia delle nefaste conseguenze generate dalla maldestra decisione di un capo di istituto di utilizzare nella sua scuola, all’insaputa degli studenti, un team di tre insegnanti cyborg, allo scopo di domare e sottomettere una popolazione studentesca costituita da teppisti e guerrafondai, ad amor del vero non soltanto per loro esclusiva colpa, visto che ci troviamo in una Seattle futuribile, forse postnucleare, di sicuro assai violenta e catastrofica in genere.

 L’area del complesso scolastico è delimitata e sorvegliata a mò di penitenziario, ma i ragazzi riescono comunque a  introdurvi e disinvoltamente esibire sia armi che droghe varie. Capirete come portare a termine il programma di istruzione in un quadro del genere sia quantomeno arduo, e in effetti so già che cosa vi state chiedendo e vi rispondo subito: sì, ci vanno, i ragazzi, a scuola, in realtà non si capisce perché lo facciano ma è chiaro che ci tengono molto, tra una sniffata e una sparatoria tra gangs e l’altra, a non totalizzare assenze… e forse è proprio questo l’aspetto più sorprendente e fantascientifico di tutto il film.

 Ma andiamo avanti con altri aspetti assai meno originali: i cyborg, rivestiti di tessuto biologico che li rende apparentemente del tutto identici a docenti umani, ma comunque assai ben dotati di endoscheletro metallico con armamenti e ricchi accessori incorporati (bazooka, fiamme ossidriche, visori a infrarossi etc) fanno in realtà parte di un progetto governativo militare top secret, una vera e propria prova generale di un programma di creazione di supersoldati da impegnare sul campo in conflitti di tipo tradizionale. Dunque sarà assai difficile fermarli, quando i loro freddi cervelli artificiali decideranno di ricorrere alla soluzione finale di perseguire lo sterminio fisico degli studenti anziché la loro educazione ed acculturazione nelle rispettive materie le cui cattedre detengono (Storia, Inglese, Educazione Fisica… ovviamente il più violento e brutale dei tre). E sarà a questo punto esclusivamente per il coraggio delle gangs di ragazzi (riunitisi sotto la nuova causa comune, e coadiuvati da una coraggiosa figlia del preside, brava ragazza innamorata di uno di loro, chiaramente quello meno canaglia e potenzialmente più recuperabile) che si giungerà alla tormentata vittoria finale sui letali profecyborgs impazziti, tra esplosioni ed incendi che porteranno – e come avrebbe potuto essere altrimenti! – alla totale distruzione della scuola.

 Immagino ora che la metà di voi – sempre che qualcuno sia arrivato a leggermi fin qui – si sarà convinta che sono diventato leggermente scemo, per occuparmi di una faccenda del genere; l’altra metà invece, più informata di cinema vago e spensierato, starà pensando che i riferimenti a 1997: fuga da New York, e soprattutto all’iconica e agli effetti speciali di Terminator, sembrano così schiaccianti da rasentare il plagio. Ok, è proprio così (tanto per fare un solo esempio, il nome del personaggio interpretato dalla Grier è… signorina Connors, non vi ricorda nulla?), ma allora vi dico anche, a costo di confermare la tesi della prima metà, che il film è abbastanza ben fatto e decisamente divertente (belle le scene delle spettacolari punizioni corporali: furiose sculacciate meccaniche, espulsioni dall’aula messe in atto catapultando letteralmente fuori i malcapitati), con un suo particolare, delizioso intento estetico/modaiolo tipicamente – e datatissimamente! – anni ottanta, assai evidente nella caratterizzazione dei personaggi, nei dialoghi, nei costumi (tutine, leggings, bandane, acconciature new dandy), nella colonna sonora etc.

 Insomma, io mi sono divertito a rivederlo, e vi consiglio senza vergogna di darci un’occhiata anche voi. Se non altro servirà a piacevolmente disintossicarvi un po’ dal tanto cinema d’essai che immancabilmente accompagna le nostre vite, e sono sicuro che particolarmente lo apprezzeranno, tra voi, quelli che più integerrimamente svolgono nel mondo il loro ruolo e la loro missione di insegnamento. Pensateci per un attimo, cari amici professori alle prese con la vostra dura e frustrante quotidianità… un incarico da docente dove puoi alzare per aria e, volendo, addirittura annientare tutti i casi senza speranza di ragazzi ingestibili, ignoranti e al tempo stesso odiosamente maleducati e arroganti, senza doverne per giunta dar conto ai loro genitori (nel film i giovani vivono in comuni autogestite, le loro famiglie non compaiono mai): se non fai troppo caso al finale, ma che male c’è a sognare un po’?

 Io, che insegnante non sono, quest’opera discutibilmente geniale già me la figuro in un bel cineforum scolastico futuribile alternativo, subito prima o subito dopo L’attimo fuggente… ma lo sai che spasso? Secondo me l’idea piacerebbe persino ai vostri studenti aspiranti teppisti…. e qualcosa mi dice che da lassù perfino Robin Williams sghignazzerebbe come un matto! E della ulteriore opportunità di proporlo come caso di studio, o testimonianza di supporto, all’interno di corsi di aggiornamento professionale, ne vogliamo parlare? Eh? Beh, insomma su YouTube c’è tutto per intero, se volete godervelo dall’inizio alla fine non dovete far altro che cliccare qui, buon divertimento, e… mi raccomando, ragazzi, per il vostro stesso bene, fate sempre i compiti!

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2 thoughts on ““Classe 1999”: l’apocalisse della scuola… o piuttosto la sua apoteosi?

  1. Hai raccontato quasi tutto il film, e se uno lo volesse vedere? :-
    Non io, non mi attira molto, però è sempre interessante parlare di film vecchi e apparentemente dimenticati. E bravo Carlo e anche Lorenzo!

  2. eccentricherotte il said:

    grazie! non mi sono preoccupato troppo di non spoilerare la trama non solo perché il film è vecchio e, diciamo la verità, non esattamente eccelso, ma anche e soprattutto perché il suo principale pregio risiede secondo me proprio nelle singole stralunate e pazzesche situazioni di volta in volta presentate al di là dello sviluppo della storia

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