“American Gods”: antefatto e preludio di una serie tv

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  L’Oscar Mondadori usato giratomi da mio figlio, che lo aveva scovato su una bancarella assicurandoselo per la modica cifra di tre euro, mi teneva compagnia sin dal mio viaggio a Dublino di novembre scorso, e ne ho terminato l’impegnativa lettura soltanto pochi giorni fa: sto parlando di “American Gods”,  il complesso, famoso vecchio romanzo del 2001 di Neil Gaiman (il creatore della altrettanto celebre saga a fumetti di ”Sandman”) e siccome, cercando in rete una bella immagine della copertina, ho appena scoperto che, come usa di questi tempi, è in corso la lavorazione di una serie tv ad esso ispirata, questa mia recensione acquista pertanto un insperato sapore di attualità, che spero apprezzerete.

 Ma veniamo subito a noi ed alla storia… appena uscito di galera senza alcuna prospettiva di rifarsi una vita, visto che sua moglie è morta all’improvviso lasciandogli diverse amare sorprese da digerire e con cui convivere, un uomo chiamato Shadow (non sapremo mai il suo vero nome, come giustamente si addice al signor nessuno che suo malgrado è diventato) accetta l’ambigua proposta di ingaggio come bodyguard che gli giunge da parte di Wednesday, un altrettanto ambiguo e misterioso personaggio, a metà tra uomo d’affari da strapazzo ed attempato casanova dalle mille imprevedibili risorse. L’incarico consiste sostanzialmente nell’accompagnarlo qua e là in giro per gli States, assistendolo e proteggendolo in una serie di pericolose trattative finalizzate alla stipula di un’alleanza con altri improbabili bizzarri personaggi, da unire contro un’altra temibile ed ugualmente eccentrica congrega. Presto Shadow scoprirà che sotto le assai ordinarie spoglie del suo strano datore di lavoro si cela nientedimeno che il Padre degli Dèi norreni Odino, alle prese con l’arduo progetto di coalizzare tutto il Pantheon delle divinità di ogni culto e di ogni epoca, nell’estremo tentativo di evitare loro la definitiva cancellazione dal mondo e dalla storia ad opera dei loro acerrimi nemici, gli  adoratori dei nuovi miti contemporanei: tecnologia, ricchezza, successo etc.

 american_gods___koveck__2002__by_koveck-d78bstyGli Dei di ogni terra e di ogni tempo sono giunti a varie riprese in America al seguito delle ripetute ondate di immigrazione dei loro fedeli: pixies e leprecani sono sbarcati ad esempio dalle navi che portavano i disperati sfuggiti alla grande carestia irlandese, la variegata famiglia di Loa del Voudoun con la tratta degli schiavi africani, gli Uomini-Bufalo e gli Uccelli del Tuono con le primitive  diaspore dall’Asia degli antenati dei nativi americani, e via via tutti gli altri… astuti djinn dei deserti arabici, prodi eroi del Valhalla e multiformi e vari esponenti delle teofanie induista, egizia, slavouralica etc.

 Il punto è che, al giorno d’oggi, nessuno, ma proprio nessuno degli Dei Americani se la passa bene, ignorati come sono dai rispettivi popoli che un tempo li veneravano, e costretti come sono ad impersonare per sopravvivere, al pari di Wednesday/Odino, degradanti parodie della loro originale potente natura (ad esempio Thot, Anubi e Bastet gestiscono una squallida agenzia di pompe funebri di provincia,  i geni della lampada lavorano come anonimi tassisti nella Grande Mela, e i folletti dell’Isola Verde ingrossano la popolazione senza speranza di ubriaconi e di homeless delle periferie urbane). E tutti, nessuno escluso, vivacchiano così alle prese con le logiche e dure conseguenze del continuare a condurre le loro stanche esistenze in un mondo nuovo che ha dimenticato il rispetto del sacro, o che, per meglio dire, conferisce viceversa rispetto e sacralità soltanto agli officianti dei nuovi culti tecnologici della televisione, della politica e del denaro, i cui spietati sacerdoti contemporanei seminano ogni giorno nuove vittime tra gli Dei del passato, già stremati e decimati dalla disillusione storica e dalla condanna forzata all’oblio.

 american_gods_by_jennifermontes-d36v57fCome finirà questa guerra? Quali tremende prove attendono gli Dei Americani, e Shadow con loro, per la conquista di un posto al sole e lo svincolo dalla minaccia dell’estinzione perpetua e definitiva? E soprattutto, potrà mai il mondo tornare a riecheggiare la felice, magica e armonica cosmogonia dei suoi tanti e compositi ordini e sensi divini,  o lo attende invece piuttosto la triste prospettiva del caos esponenziale di un progresso tecnologico a oltranza, senza etica né finalizzazione alcuna?

 Molte, anche se non tutte, queste risposte sono nel finale del libro, che ovviamente non vi svelo, quando avrete superato l’articolata e intricata struttura di citazioni, sottotrame, digressioni e interludi che ne costituiscono al tempo stesso il fascino ed il limite: vi ho già detto che ci ho messo quattro mesi per finirlo, perché non si tratta di una lettura esattamente rilassante, in cui l’azione ed il flusso narrativo sono spesso interrotti o intercalati da excursus di stampo filosofico quando non dall’apertura di vere e proprie ampie finestre letterarie spaziotemporali… mi sento però di consigliare tranquillamente l’impresa agli appassionati di storia delle religioni ed agli amanti delle suggestioni del fantastico in genere, e poi… non vorrete mica arrivare impreparati alla serie tv, credo potrebbe essere il caso di studiare un pochino in anticipo, per incominciare a pregustarsela meglio, no?

 

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2 thoughts on ““American Gods”: antefatto e preludio di una serie tv

  1. Se American God rievoca, con le parole, le cupe, gotiche ed eteree atmosfere di Sandman, allora è un capolavoro!
    Ovviamente, libri “misticheggianti” non sono mai facili da digerire. Non lo è American God (da comprare), come non lo sono i volumi scritti da Cortazar. Mondi inquieti, contrasti e fusioni… emozioni da provare.

    Bella recensione/introduzione… ci sta tutta!

  2. eccentricherotte il said:

    E come al solito, Vincenzo, tu hai capito tutto in un attimo!

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